Reintegro del sistema di Revisione tra Pari

Contro l'abolizione della Peer Review

L'Associazione Pubblici Cittadini scrive a Monti e Profumo chiedendo il reintegro della 'Revisione tra Pari' per la valutazione dei progetti di ricerca abrogata nel Decreto Semplificazioni.

Una questione cruciale che interessa i paesi sviluppati riguarda l’organizzazione di un sistema di ricerca di base e  le modalità più efficienti di investimento e ripartizione dei fondi ad esso destinati. La soluzione non è semplice, ma quello che si può fare, compatibilmente con  l’impostazione  alla  base  del modus operandi dell’associazione Pubblici Cittadini, è osservare come altri paesi hanno affrontato il problema, che tipo di risposte sono state sperimentate, e se hanno funzionato rispetto al fine ultimo di migliorare la ricerca.

Un esempio storico, fra gli altri,  è rappresentato dal britannico Research Assessment Excercise (Rae)creato in epoca Thatcher e basato su una sorta di doppia revisione tra pari. Secondo questo sistema, un lavoro per essere considerato ai fini di un contributo, deve essere già stato pubblicato su una rivista che si basi sul principio della revisione anonima tra pari, e verrà poi valutato dai comitati Rae per un secondo parere. La Rae è quindi costruita in modo tale da “tagliare” i fondi ai ricercatori che lavorano male e darli a coloro che lavorano bene.

Dal 2007 in Italia il dieci per cento dei fondi destinati alla ricerca è stato gestito attraverso questo metodo virtuoso: nella finanziaria del Governo Prodi grazie all’impegno congiunto del premio nobel Rita Levi Montalcini e del senatore Ignazio Marino è stato introdotto il principio secondo cui i progetti dei giovani scienziati venivano valutati non da commissioni ministeriali bensì  da un comitato misto di italiani e stranieri di età inferiore ai 40 anni. Nello stesso anno è nata l’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur).

Nel decreto Semplificazioni approvato dal Senato in data 27 marzo 2012, c’è una norma che prevede l’abolizione del sistema di ‘revisione tra pari (Peer Review) per la valutazione dei progetti di ricerca. Un emendamento degli stessi Levi Montalcini e Marino, inteso a  rimediare a questa assurda cancellazione,  è stato rigettato – anche con il voto del Partito Democratico.

Il Ministro Profumo, dopo aver giustificato l’abrogazione della norma a causa della difficoltà nel reperire gli esperti stranieri, ha promesso un prossimo disegno di legge che introduca un più praticabile sistema di valutazione indipendente.

 

Chiediamo dunque che  Governo e il Parlamento  rivedano la infausta “innovazione” e che il Ministro Profumo si attivi immediatamente per distribuire i fondi alle Università secondo criteri di merito, ripristinando e generalizzando il sistema della valutazione anonima “tra pari”, e trovando soluzioni alle difficoltà finora riscontrate grazie ad una ricerca comparativa tra gli ordinamenti che lo applicano in modo fruttuoso.Scriviamo al Primo Ministro Monti e al Ministro Profumo chiedendo il reintegro della revisione tra pari. [Leggi la lettera]

 

In attesa di questo, intanto, avremo fatto un grande  passo indietro, e assestato un bello schiaffo alla valorizzazione del  merito:  si  ritornerà  infatti ad un sistema di  sostegno alla ricerca in cui i fondi stanziati andranno dispersi  nei  meandri  delle consorterie universitarie e del clientelismo dove non la conoscenza, bensì “le conoscenze” sono  valorizzate.

Questo governo, composto da tecnici e accademici ha la duplice responsabilità, politica e sociale, di evitare il paradosso di un sistema di valutazione che abbassi anziché aumentare la qualità della ricerca. Si tratta dell’ennesimo gesto di indifferenza nei confronti non solo dei giovani ricercatori del nostro Paese ma di tutto il panorama universitario. Questo Governo deve fare scelte coraggiose e di lungo periodo, ridare dignità alla ricerca italiana e alle sue università, è una di queste perché il futuro e la credibilità di questo paese passano anche e soprattutto per i corridoi delle facoltà. Garantire il diritto allo studio e alla ricerca deve essere la priorità ma la strada intrapresa ci appare per il momento diametralmente opposta.

5 aprile 2012

 

Ambra Ruggeri, Sara D’agati, Giulia Ferrini

Associazione Pubblici Cittadini

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